Marta Z., Recensione su Cammino Aperto Tour, 4 su 5, viaggio di luglio 2026. Pubblicato il .

Tredici giorni in Mongolia con Cammino Aperto, il Naadam e le notti in ger

L’11 luglio alle nove di mattina eravamo già sedute nello stadio di Ulan Bator per l’apertura del Naadam, sole in faccia e nessuna ombra. Tre ore di cerimonia, cavalieri, costumi, poi la lotta. Il biglietto era compreso ma i posti erano dal lato del sole. Portate cappello e acqua, dentro vendono poco. Il pomeriggio siamo scappate, troppa gente.

Siamo partite in due, io e un’amica di Merano, gruppo di nove persone con una guida mongola che parlava inglese e un accompagnatore dell’agenzia, un ragazzo di Udine che traduceva tutto. Prenotato a gennaio, perché per il Naadam gli hotel in città finiscono presto. 2.740 euro a persona con voli da Malpensa via Istanbul (all’andata sette ore di attesa), tutto compreso tranne le bevande e due cene in città.

Dopo Ulan Bator, dieci giorni su due furgoni russi grigi che sembrano usciti dagli anni settanta. Il parco di Terelj, le dune di Khogno Khan, la valle dell’Orkhon con la cascata e il monastero di Karakorum. Tanto sterrato, anche cinque o sei ore al giorno, con le soste nelle ger delle famiglie dove ti offrono il latte di cavalla (acidulo, un sorso basta). Il quinto giorno un furgone si è rotto e l’autista l’ha smontato e rimontato in tre ore in mezzo al niente. La guida intanto ha acceso un fuoco e ha fatto il tè per tutti.

Le notti nei campi di ger per turisti, letti veri e una stufa che la ragazza del campo accendeva alle undici di sera e alle cinque del mattino. A luglio di notte si va a cinque o sei gradi. Bagni e docce in una casetta a parte, acqua calda non sempre. Si mangia montone quasi a ogni pasto, con riso o pasta. Una signora vegetariana del gruppo ha mangiato uova e pane per dieci giorni, anche se l’aveva detto quando ha prenotato.

Tolgo una stella per le ore di furgone, il programma diceva tre o quattro al giorno, e per la parte vegetariana che nessuno aveva passato al campo. Il resto è stato organizzato bene, e la guida e l’accompagnatore sapevano sempre cosa fare. Lo rifarei con una notte in più all’Orkhon e una in meno in città. Va bene per chi dorme ovunque e non si lamenta della polvere, chi ha mal di schiena ci pensi.

Una ger del campo, con la porta arancione
Una ger del campo, con la porta arancione
L’ingresso del campo di ger
L’ingresso del campo di ger

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